giovedì, 28 settembre 2006 | ore 11:20

No, il fallo no!

La frattura del fallo

La frattura del pene anche detta sindrome del chiodo piegato è un insolito trauma del pene, dovuto a un colpo violento verificatosi durante l'erezione. Consiste nella improvvisa e dolorosa rottura della membrana albuginea dei corpi cavernosi. Il rumore di uno schiocco e un dolore rilevante sono spesso associati all'evento. La frattura del pene è generalmente considerata un'emergenza, e va trattata con un intervento chirurgico d'emergenza. Ogni ritardo nel chiedere soccorso accresce la probabilità di peggioramento. Cure che evitano il ricorso alla chirurgia portano a problemi nel 10%-50% dei casi, portando a un incurvamento permanente del pene, danno all'uretra, difficoltà ad urinare e dolore durante il rapporto sessuale. In Occidente la causa più comune, circa il 30% dei casi, è data dai rapporti sessuali. Fra questi le posizioni più a rischio sono quelle con la donna sopra, con la frattura come risultato di impatti fra il bacino o il perineo femminile o piegamenti laterali. In alcune posizioni può avvenire anche quando la donna si lascia cadere all'indietro durante l'atto. Nei paesi del Medio Oriente la causa più comune è la manipolazione fisica del pene per eliminarne l'erezione. Altre cause riportate sono rapporti sessuali su una scrivania col il pene che colpisce il piano, eccessivo piegamento dell'organo durante la masturbazione, incidenti sul lavoro, ferite da arma da fuoco o altri traumi meccanici compreso il rivoltarsi nel letto, colpi diretti, piegamenti forzati e appoggiamenti di capi di vestiario sul pene eretto.

(Tratto da Wikipedia)

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giovedì, 28 settembre 2006 | ore 11:03
Fallo per me!
Rigetto psicologico per primo trapianto pene
Cina: uomo di 44 anni, mutilato in un incidente, ha ottenuto di farsi asportare il membro, ricevuto da un donatore, che non sentiva suo
 
PECHINO (CINA) - L'esperimento non è riuscito. Non accettava il suo pene nuovo e i medici glielo hanno dovuto asportare. Il primo uomo ad aver subito un trapianto del membro, a due settimane di distanza dall’intervento, ha chiesto che gli fosse amputato. Il fatto è avvenuto in Cina.
L’uomo, un cinese di 44 anni, era rimasto mutilato dopo un incidente. Non avendo la possibilità di urinare e di avere una normale vita sessuale si è sottoposto a un intervento al Guangzhou General Hospital. Con un intervento di 15 ore, gli è stato impiantato un pene di 10 centimetri di un donatore in coma cerebrale irreversibile. Ma, nonostante l'intervento fosse tecnicamente riuscito, il rigetto psicologico l'ha reso di fatto inutile. L’intervento rappresenta comunque. un passo in avanti nella chirurgia dei trapianti perché richiede una complicata tecnica per connettere nervi e vasi sanguigni.

(Tratto dal "Corriere della sera" del 21/9/2006)

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mercoledì, 27 settembre 2006 | ore 04:11

Porco euzone. Santo monolito.Ho perso la mia valigetta. Non la trovo più. Sono un uomo finito. Deve essere successo quando sono andato a Fiumicino, a concludere quell’affare col subcomandante Marcos, ossia la fornitura di 10 testati nucleari per la somma di 100.000 euro. Ho perso i soldi. Ma quelli erano quisquilie per un uomo (?) come me.Però, dentro la valigetta custodivo non dico qualsiasi, ma qualsiasi cosa, del tipo: un computer portatile con processore Hal 9000 con hard disk di 160 TeraByte, con schermo al tungsteno, che avevo ritirato nelle officine di Verbana, Illinois il 12 gennaio 1992.Era alimentato da un acceleratore di particelle di uranio impoverito, con un autonomia di 652 anni. Nel hard disk erano presenti vari file di alcuni dossier su cui stavo lavorando come: le intercettazioni telefoniche tra Bin Laden e Bush. Le intercettazioni telefoniche di Papa Ratzinger con alcuni dirigenti del partito neonazista tedesco. Le intercettazioni telefoniche tra l’FBI e la CIA l’11 settembre 2001. Le intercettazioni telefoniche di Calderoli con Borghezio. Le intercettazioni telefoniche tra gli euzoni ad Atene.  Le intercettazioni telefoniche del monolito con il sottoscritto. Le intercettazioni telefoniche del sottoscritto con Scarlett Johansson. Nome del dossier: "Intercettazioni telefoniche". Ma anche: un archivio di svariati di miliardi di mp3 (ero uno dei server di e-Mule), tra i quali una rarissima session registrata da David Bowie nel 1971 con Cristiano Malgioglio durante una nottata in un albergo di Sanremo; la traccia di un assolo di chitarra di David Gilmour che doveva finire in una canzone dei New Trolls; oltre che ad un brano segretissimo inciso dai Ramones con Pavarotti. E ancora: un dispositivo con interfaccia bluetooth per telecomandare le 10 testate nucleari gentilmente da me concesse al subcomandante Marcos, il tutto grazie alla semplice pressione di un solo pulsante rosso. Ancora: una bambola voodoo raffigurante un euzone che mi era stata fatta da maga Magò alle falde del Vesuvio, ottenuta grazie ad un pelo del fallo di Ettore Fieramosca, colto l’ultima volta che ero stato stuprato da quelle maledette guardie greche. Una confezione di 256 preservativi di 256 colori e aromi diversi. Una copia della Bibbia in arabo e una del Corano in latino. Un frammento, come reliquia, del monolito avvolto in una chioma della barba di Maometto: tra l’altro, mentre ero al bar, all’aeroporto a giocherellare con il suddetto pezzo, si avvicina un terrorista palestinese affianco a me e mi fa notare come il pezzetto sia identico per colore e materiale a quello del meteorite adorato dai musulmani a La Mecca,Nell’agenda annoto le sue osservazioni e me le segno tra le cose da fare la prossima settimana, ossia andare un attimo a La Mecca. Un portachiave con le chiavi delle varie mie magioni e dei mie veicoli, come il velocipede, l’autoarticolato, il mio yacht e il mio jet privato (l’Air Force One). Il calendario 2007 di “Palestrati oggi”, il calendario 2007 di Alfonso Pecoraio Scanio. Inoltre: una foto di Giulia Pomponazzi con Santina Pompetta ritratte, mentre fanno all’amore con dedica al sottoscritto. Una foto ricordo con me e il monolito nella sala da pranzo dell’astronave del Discovery durante il nostro viaggio verso Giove e oltre infinito. Varie confezioni di farmaci prescritti dal mio medico di fiducia, il dottor Gregory House, tra i quali il prozac, il valium, il litio, il nandrolone in pillole, la cocaina (consigliatami dal mio amico Lapo) e barbiturici vari. La valigetta era foderata con pelle di falli di ominidi e aveva un manico in oro massiccio, ottenuto fondendo un lingotto d’oro di Fort Knox. Chiunque la dovesse trovare è pregato di contattarmi al numero verde 166 166 166. Come ricompensa potrà ottenere un viaggio di sola andata per Bagdad dove potrà usufruire dell’autorevole guida turistica di un bombarolo islamico locale, da me conosciuto durante la Resistenza nel 1944 a Salò.


Moonwatcher

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domenica, 24 settembre 2006 | ore 04:49

Grazie al signor Splinder (che sosteneva che IO avessi danneggiato il template senza nemmeno averlo toccato), ho dovuto fare un impresa titanica per ristrutturare il blog. Ne ho approfittato per cambiare la veste grafica, anche se molte cose devo ancora rimetterle a posto o rifarle ex novo. Rieccomi qua, comunque, nonostante tutto: credevate che fossi perito in una qualche mia strana avventura? No, purtroppo per voi. Intanto vi posto per i vostri posteri una bella immagine che non c'entra una mazza con tutto quello detto finora, ma che fa la sua discreta figura. A presto (è una minaccia, of course).

Moonwatcher

Ps
Notare l'ora del post: un uomo, un perchè, anzi un uomo postumo.

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sabato, 16 settembre 2006 | ore 18:24
La mia maison, la Moonwatcher Tower


Dopo essermi sfamato di 750 grammi di tortellini alla panna ripieni di ricotta e pezzettini  di scroto di toro, scendo dal mio grattacielo personale, la Moonwatcher Tower (nela foto sopra) in quel di Manhattan, da poco inaugurata ed edificata al posto dell’Empire State Building, (abbattuto in quanto ritenuto pericolante dopo le perizie dei miei corrotti uomini del genio civile), per andare nel mio bar nonchè fumeria d’oppio preferita, il “Cruising caffè”. Mentre sto fumando una bella canna al nandrolone, mi cade l’occhio su una rivista di scambisti universitari dove leggo l’annuncio: “Se vuoi completare la tua illustre carriera accademica, iscriviti al nostro prestigioso master “Come si fa un Master”, illegalmente riconosciuto, a numero chiuso (posti disponibili 1789)”. Mi fiondo allora subito in banca per fare un bonifico di 600.000 dollari sul conto corrente del direttore del master (come indicato nell’inserzione) e il giorno dopo mi reco con il mio fiammante e poderoso autoarticolato (nella foto sotto)

 Il mio amato camion

con il quale mi sposto per le pericolose strade di New York  alla sede del master, il Ground Zero. E’ una bella giornata, a parte uno strano fumo che continua ad uscire, non so perché, dalle macerie. Parcheggio il mio camion sopra i detriti, scendo giù per le scale dell’ex metropolitana, arrivo alla banchina della fermata dove degli abili architetti di design industriali (guidati dal temibile Richard Meier) hanno ricavato e progettato l’aula. Mi sistemo con gli altri del corso sulla banchina della metropolitana mentre il direttore nonché unico docente mette il fallo dentro una macchinetta per obliterarlo per dimostrare a se stesso che si è effettivamente recato al lavoro.Dopo poche lezioni, grazie al mio carisma e alle mie doti umane oltre che ad una strana escrescenza che sporge dai miei pantaloni che attira entrambi i sessi, faccio subito amicizia con alcuni dei 1789 iscritti. Conosco un tale, chiamato Noodles, che ha 59 anni, che è appena sbarcato con un gommone grazie ad uno scafista ad Ellis Island, e che proviene da Marsala, in Sicilia. Dopo due settimane mi è talmente simpatico che lo investo per caso con il mio camion e butto le sue membra e il suo membro dal ponte di Brooklyn: tutto questo perché aveva osato mostrarmi una foto che si era fatto in Grecia un’estate con un gruppo di euzoni. E io, credendolo un infiltrato per conto del governo greco, l’avevo massacrato. Conosco anche un bel tizio palestrato e abbronzato, Dionigi Tettamanzi, capelli rasati a zero, una svastica in bocca e una falce e martello tatuati sui capezzoli, che inizia immediatamente a flirtare con me. L’omino ad un certo punto durante una lezione, tenta di sfilarsi il perizoma davanti a me, ma io prontamente gli tolgo la sedia di sotto e lui si infilza su una confezione di penne stilografiche che qualcuno aveva lasciato li per caso. Il poveretto, dopo aver frignato come un bambino dell’asilo, è costretto ad abbandonare il master, in quanto non riusciva più a sopportare più il mio fascino e la mia malizia: durante le lezioni, infatti, lo stuzzicavo aprendo le gambe, portando una gonna senza mutande (in realtà  ero cosi vestito perché dovevo andare ad un corso di travestitismo subito dopo). Conosco un' ex suora fuggita da un monastero in Cappadocia, una certa Santina Pompetta di 18 anni, minuta e automunita, che per sostenere le spese del master deve fare nell’ordine: la cameriera, la benzinaia, la lavandaia, la fiammiferaia e la controfigura nei film porno. Colpito dalla sua fragilità, le consiglio di diventare per forza prima la mia donna e poi il suo datore di lavoro, ossia il pappone, però solo per clienti del Bronx e di Harlem. Inoltre, le prometto di trovare un lavoro più stabile. E siccome sono intimo amico di Kissinger, conosciuto ai tempi del Watergate, in quanto facevo l’idraulico di fiducia di Nixon, le assicurò che potrà fare la stagista alla Casa Bianca. L’avverto, però, che dovrà aspettare quando i democratici torneranno al potere, solo così Clinton le potrà darà una mano. Conosco (bella l’anafora, no?) un uomo appena tornato dal Vietnam che dice di chiamarsi Joker che gira con un lanciafiamme in spalla e 6 granate in tasca, in poche parole uno psicopatico (come il Vostro, insomma). Il milite (ignoto), durante una lezione per sbaglio lancia una granata verso la cattedra e ammazza uno dei docenti, anzi l’unico, David Beautydawn: un nano pelato (nella foto sotto) che rideva e gemeva


Il direttore

continuamente, ogni volta che ci faceva vedere le presentazioni in Powerpoint con le slide della sua ex, stuprata da una banda di drughi e poi trucidata viva da alcuni ominidi a che avevano scoperto da poco una nuova arma, grazie al suggerimento di un monolito che passava lì per caso. Visto che sono un uomo pio, per la morte del coglionazzo, contatto le mie pompe funebri di fiducia, per fare un trattamento di favore alla famiglia dell’inetto: con un comodo mutuo della loro casa, potranno cremare lo stronzetto in un’acciaieria e conservare le sue inutili polveri in un cesso sigillato poi esposto in un ex cimitero nazista.


Moonwatcher
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venerdì, 15 settembre 2006 | ore 02:26
Il Mig 29 che mi ha tratto in salvo
Sono nella mia tenuta d’ autunno/inverno sull’isola di Ustica, sono le 16 del mattino, e mi trovo ancora a letto. All’improvviso sento il campanello suonare due volte, è il postino. Apro il cancello in oro massiccio e il suddetto mi consegna una lettera con su scritto “Università delle isola di Tonga”. La apro: il prestigioso ateneo mi invita a presentarmi l’indomani per discutere la mia tesi dal titolo “Fenomenologia del fallo” per conseguire la laurea in Filosofia. Finalmente, mi potrò fregiare della mia quarta laurea, dopo quella in scienze politiche con una tesi dal titolo la “La fallocrazia nella società contemporanea”, quella in psichiatria dal titolo “La fallomania: il caso clinico della paziente Giulia Pomponazzi” e quella in antropologia dal titolo “La fallomachia nella civiltà ittita”. Parto immediatamente con il mio piroscafo ibrido a trazione animale e a propulsione nucleare ormeggiato nel mio porticciolo, affianco al peschereccio di capitan Findus. Ma poco dopo aver lasciato la costa, sento un violento colpo e la nave si inclina bruscamente; percorro i 654 metri di ponte che dividono la cabina di commando dalla prua e noto una piovra gigante che sta cercando fare all’amore con il mio panfilo avendolo scambiato per un suo simile, e per questo penetrando coi tentacoli lo scafo. Sono incazzato negro, tra due ore devo essere a Tonga e sono da solo bloccato in mare al mare con una piovra gigante che ora minaccia anche il mio orifizio. Fortuna che ad un certo punto arriva un Mig 29 libico (nella foto sopra) che stava rientrando da un’esercitazione militare e lancia un missile terra aria contro la povera bestia, facendola scoppiare in mille brandelli (in seguito chiamerò il mio caro amico capitan Findus per suggerirgli un nuovo pasto surgelato, la piovra affumicata con scaglie di frammenti esplosivi). Subito dopo l’aereo fa un ammaraggio di fortuna arrestandosi a pochi metri della mia imbarcazione. Il pilota alza la cupoletta del caccia e mi chiede, con un vago accento palestinese, dove sia l’isola di Tonga, visto che va a farvi il pieno di cherosene poichè li costa molto di meno. Gli spiego che anche io devo andare sull’isola e mi faccio dare un passaggio. Purtroppo, l’aereo è monoposto e devo sedermi dietro a lui, che ha proprio un bel culetto, tra l’altro: grazie alla poderosa accelerazione del caccia dovuta ai postbruciatori, il mio fallo penetra violentemente dentro il suo deretano e il pilota per aumentare il piacere suo e mio, si mette a fare acrobazie, looping e giri della morte per gemere ulteriormente. Dopo un’ora di volo, atterriamo finalmente su una portaerei battente bandiera del Vaticano (ecco come spendono i soldi) ormeggiata nel porto dell’isola di Tonga, dove una folla folle ci accoglie calorosamente. Quindi, dopo aver salutato il pilota con un bel bacio in bocca, il popolo mi fa sedere su un trono d’oro e avorio, scolpito da Fidia, come la statua crisoelefantino di Athena al Partenone, sistemato su un carro funebre trainato da 16 elefanti, 4 cammelli, 2 orsi polari, 7 antilopi, 5 stambecchi e un chiwawa. Arrivo alla prestigiosa sede dell’università del Tonga, sulle cime di una catena montuosa di 5478 metri dove mi attende a ricevimento una professoressa di 22 anni, che si chiama Scarlett Johansson (nella foto sotto) che mi aveva aiutato via telegrafo a fare la tesi - nel senso che me l’ha fatta lei - e che nel tempo libero si diletta a girare film (porno).


La mia relatrice

Nemmeno entro nel suo studio e, indovinate un po’, mi cala le braghe, spiegandomi che quando riceve i suoi tesisti, preferisce praticare un massaggio orale per farli stare a proprio agio. Ma proprio mentre il mio fallo sta raggiungendo il suo splendore, ecco che irrompe nello studio il suo attuale compagno, Aristofane, di 79 anni, il quale sevizia davanti a me la poveretta, accusandola di non dargli la minima mano per compilare la bibliografia della sua tesi in filosofia, dal titolo “Gnoseologia dell’atto orale”, e ingroppandola per punizione (?) 5478 volte, esattamente come l’altezza delle montagne sulle quali si trova l’università. La donna disperata e offesa, si getta, nuda, dalla finestra che dà sul dirupo di 5478 metri con il ¾ del mio fallo in bocca, reciso da lei per essere stata scoperta in flagrante all’improvviso dal suo compagno, mentre si donava romanticamente a me. Intanto, l’uomo, dopo aver chiuso a chiave la stanza, fa una telefonata intercontinentale in Grecia, per richiedere l’invio urgente e prioritario di una legione di euzoni, i quali sono noti ormai in tutto il mondo per l’avanguardia nelle tecniche di sodomizzazione. Inizio a gridare e ad implorarlo di ripensarci e di annullare la spedizione punitiva e gli dico di essere disposto a fare qualsiasi cosa. Cerco di lanciarmi anche io nel dirupo di 5478 metri, preferendo la morte agli euzoni, ma proprio mentre sto per farlo, irrompe l’esercito di euzoni, capitanati da Ettore Fieramosca, appena nominato comandate dopo la mia precedente deflorazione, arrivati in meno che non si dica grazie ad un teletrasportatore (per ora omologato solo per gli euzoni).Il resto preferisco non raccontarlo, la fine è nota. Tuttora sono ancora nel mio baldacchino dopo 12 mesi perché ho dolori in qualsiasi parte del corpo, soprattutto nel posteriore, e sto ancora aspettando che riescano a trovare il corpo della professoressa gettatasi nel dirupo, perché nelle sue fauci sono conservati ancora ¾ del mio fallo crudelmente reciso. Credo che farò causa al governo libico di Gheddafi, fingendo di essere stato colpito per sbaglio nel di dietro da un missile di un Mig-29 che invece doveva abbattere un aereo italiano nei cieli di Ustica.


Moonwatcher
 
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lunedì, 11 settembre 2006 | ore 19:17
Il Vostro pensieroso sul set
 
Ho avuto una settimana un po’ movimenta in quanto coinvolto nelle riprese della mia seconda opera prima, un cortometraggio di 999 minuti, dal titolo "Non si sevizia così un monolitino": poiché credo che interessino a tutti  le mie vicende artistiche, ho così deciso di pubblicare il diario personale della lavorazione del mio film. Buona lettura
 

Le riprese
 
Dopo aver trovato dopo sei anni le tre attrici giuste ( entrate nel cast previo provino orale, of course) inizio a girare la prima scena con un piano sequenza della durata di circa 90 minuti, (come “Arca russa”) nel quale le tre stronzette partono a piedi da Tor Bella Monaca per poi arrivare a Monte Mario dove entreranno in una misteriosa villa del 700. Intanto, il mio assistente alla regia, nonché montatore, nonché direttore della fotografia, nonché produttore, costumista e scenografo tale Gregg Toland comincia ad avere i primi sospetti sul mio stato di salute mentale, dopo avermi visto completare la prima scena con soli 89 ciak. La seconda scena presenta non poche difficoltà: le tre attrici sopravvissute al massacrante incipit di 90 minuti all’ennesimo provino di bocca buono eseguito stavolta per conto di Toland, devono ora sorbirsi un dolly che esplorerà le loro parti più intime per poi salire dentro la tromba di una scala chiocciola dell’altezza di 45 metri. Alla fine optiamo per l’abbattimento della suddetta scala e d’accordo col mio assisteste nonché ect,  chiediamo l’aiuto l’Industrial Light end Magic di George Lucas e della Nasa per ricostruire la scala digitalmente in postproduzione. La terza scena (e siamo già a sole sei ore di girato, ormai) prevede l’ingresso da una botola alla villa settecentesca vagamente ispirata a quella di “Eyes wide shut”: gli interni invece li giriamo in sei hangar diversi affianco alla pista di Ciampino, e pertanto do l’incarico a Toland di riprogettare tutta la villa da capo  pretendendo che sia pronta in almeno 30 minuti. Purtroppo il budget non è molto cospicuo (circa 6 miliardi di dollari) e sinceramente non vorrei che il mio Toland, che è anche produttore, facesse la fine della United Artist con “I cancelli del cielo”. Per limitare le spese, allora, inseriamo durante la prevista orgia nella villa inseriamo degli spezzoni dell’ultimo film postumo film di Joe d’Amato, mio amico personale, con un montaggio alternato di sequenze di suoi capolavori “Anche i falli mangiano i fagioli” e “La donna che fece all’amore due volte”. La quarta scena si apre con un lieve omaggio a Hitchcock: come in “Notorius”, nell’ingresso all’interno della villa con un bel dolly sulla quale è istallata una steadycam, posto ad una distanza di 700 metri da un totale si passa al dettaglio (una bomba all’idrogeno invece della chiave). In questo modo credo anche di aver realizzato, modestamente, il primo piano sequenza volante della storia del cinema. Sono talmente eccitato per questa mia genialata che durante una pausa di lavorazione, mentre sto saltando di gioia cado in un pozzo petrolifero vicino all’aeroporto: fortuna che trovo una bella trivella, che consenziente, mi si concede. Dicevamo.

 Il mio fido factotum Gregg Toland

Con uno stacco dalla bomba all’idrogeno passo al fallo di schiavo uno negro ridipinto di bianco che sta facendo cose turche con un turco (leggi incchiappetamento): scopriamo così che ci troviamo nel bel mezzo di una festa con una bella atmosfera alla “Crusing”: insomma una festa per soli uomini gai. Ma le tre ragazze? Ah, si non sono nemmeno entrate che subito il maggiordomo travestito da un imprenditore della Brianza le costringe a denudarsi e ad indossare delle maschere del teatro tragico greco, per farle recitare “Le Baccanti”. A questo punto entra in campo Dioniso, (inquadratura con citazione pittorica del Bacco di Caravaggio) il quale sta tenendo un simposio con Athena, Fidia e Prassitele: il dio geco le costringe ad ubriacarsi in modo che tutti partecipanti alla “festa”, possano abusare di loro. Intanto, il mio assistente ( che per la festa si è travestito da travestito pur essendo extradiegtico ma voglioso di cammeo) inizia a vociferare sul set che io creda di essere un novello Welles, e che soffra di un leggero elefantismo autoriale. A questo punto, dopo una sinfonia di gemiti fuori campo (tipo” Lancilloto e Ginevra” di Bresson) con un raccordo realizzato sulla parti poco nascoste di una delle ragazze, nuda ovviamente e successivo stacco sulle parti di un’altra delle ragazze nuda, nella medesima posizione, (citazione di “Nodo alla Gola”) con una piccola ellissi ci ritroviamo casualmente nel 2001 sul tetto di uno delle Torri Gemelle, dove una delle tre giovane ninfette, (chiamata Lolita, giusto per fare l’ennesima citazione) la quale ha ora 361 anni in quanto il film era ambientato nel Settecento, sta amoreggiando con un terrorista palestinese di colore. Per girare questa sequenza, ho dovuto ricorrere al mio scenografo Toland per la ricostruire in scala reale le Torri Gemelli (e per realismo anche tutto il World Trade Center). Quindi dissolvenza in negro sul fallo del negro e raccordo su un monolito, che in controcampo, sta salendo le scalette per fumarsi la sua sigaretta per la pausa pranzo A questo punto il monolito, incazzato nero per aver visto un nero (forse un po’ razzista) emette il solito sibilo fortissimo e grazie alla sua telepatia fa decollare due aeri per cercare di abbattere i due teneri disgraziati. Ma mentre i due velivoli stanno per schiantarsi contro i due amanti, il monolito caccia da una tasca un telecomando che apre una porta spazio-temporale nel cielo, per scampare alla tragedia. A questo punto, il nostro eroe, si ritrova dopo un lungo e delirante viaggio a bordo di un treno Eurostar Italia in una camera da letto di una villa del 700, dove si sta tenendo una simpatica orgia nella quale un altro povero monolito sta piangendo la morte di un suo ex, un obelisco che giace sul letto di morte. Immediato  il colpo di fulmine: subito i due monoliti si ritrovano a sopra l’obelisco che giace inerte. Stacco: ora l’obelisco (morto alla tenera età di 2345 anni e pesante solo 5 tonnellate) viene portato in spalle delle tre ninfette floride per essere deposto e innalzato in una piazza con due colonnati e una cupola al centro, dove un omino bianco vestito di bianco inneggia allo sterminio di tutti i parallelepipedi vestiti di nero. La minaccia è chiara, essendo il tizio un ex prete austriaco fuggito dal seminario per diventare barbiere, provvisto di due baffetti e avendo una tiara con una svastica sopra.  Insomma, tutti i monoliti sono costretti a fuggire dalla loro terra, il Vaticano, come nella cosiddetta diaspora, e rifugiarsi sulla Luna dove d’ora in poi saranno chiamati monoliti erranti e si mureranno vivi nel sottosuolo. Fino a che un giorno mentre uno dei monoliti sta uscendo dal suo cratere chiamato Clavius per farsi una canna, viene attaccato da un gruppo di militari astronauti nazifascismi nonché cattocomunismi nonché marxisti lenisti di estrema destra che stavano rastrellando la zona a caccia di monoliti vaganti e raminghi e randagi.  Finisce che il poveretto viene deportato su una camionetta e fatto imbarcare per Guantanamo, dove risiede tuttora. Fortuna però che il governatore locale gli conceda il cambio di residenza, cosi potrà godere di benefici come una jacuzzi nella sua cella, dove è rinchiuso con un negro ebreo alto 2,60 e largo 2,60 che inizia a sbavare dietro di lui. Nell’ultima scena, mentre il monolito si sta facendo la doccia assieme al negro su menzionato, per sbaglio far cadere la saponetta. Stacco e raccordo dalle chiappe del negro a quelle del monolito.
Fine.


Moonwatcher




jommy77 @ | commenti (7)(popup) | commenti (7)
martedì, 05 settembre 2006 | ore 19:33

  • Io sono Il sergente maggiore Hartman vostro Capo Istruttore. Da questo momento potete parlare solo quando vi sarà richiesto, e la prima ultima parola che dovrà uscire dalle vostre fogne sarà Signore. Tutto chiaro luridissimi vermi? (Sergente Hartman)
  • Sei proprio tu, John Wayne? E io chi sarei? (Soldato Joker)
  • Dio ci si arrapa con i marines. Perché noi ammazziamo tutto quello che vediamo! Lui fa il suo mestiere, noi facciamo il nostro! E per dimostrargli il nostro apprezzamento per averci dato tanto potere, noi gli riempiamo il cielo di anime sempre fresche! Dio è arrivato prima del Corpo dei marines e quindi a Gesù voi potete offrire il cuore, ma il vostro culo appartiene alla nostra arma! (Sergente Hartman)

  • Tutti quelli che scappano sono Viet Cong, tutti quelli che restano fermi sono Viet Cong molto bene educati! (Soldato Animal) [Mentre spara contro i civili Vietnamiti da un elicottero]
  • Joker è proprio un duro, succhierebbe il moccio dal naso di un morto... e chiederebbe il bis! (Soldato Payback)


  •  I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi. (Soldato Joker)
  • Con lui ammaziam e con questo chiaviam... (Sergente Hartman) [Cantando]
  •  Come diceva John Wayne: "Un giorno senza sangue è come un giorno senza sole". (Soldato Joker)
  • Ma tu ci sei nato sotto forma di viscido sacco di merda, Palla di Lardo, o ci hai studiato per diventarlo? (Sergente Hartman)

  • Qui tu non riderai, tu non piangerai, qui si riga dritto e basta! (Sergente Hartman)
  • Qui vige l'uguaglianza, non conta un cazzo nessuno. (Sergente Hartman)
  • Sempre il negretto dietro al grilletto eh? (Soldato Eightball)
  • Tornate in branda! Ma che cazzo di cinematografo è questo? Che vi prenda un accidente secco, che cazzo state facendo nel mio cesso? Come mai il soldato Palla di Lardo non è in branda dopo il silenzio? Come mai il soldato Palla di Lardo ha un fucile in mano? Come mai non gli hai ancora strappato le budella soldato Joker? (Sergente Hartman)

                

  • Questo è il mio fucile. Ce ne sono tanti come lui ma questo è il mio. Il mio fucile è il mio migliore amico. È la mia vita. Io debbo dominarlo come domino la mia vita. Senza di me il mio fucile non è niente. Senza il mio fucile io sono niente. Debbo saper colpire il bersaglio. Debbo sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me. Debbo sparare io prima che lui spari a me. E lo farò. Al cospetto di Dio giuro su questo credo. Il mio fucile e me stesso siamo i difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita e così sia finché non ci sarà più nemico ma solo pace. Amen. ("Preghiera" dei marines)
  • Una sbarbina non la voglio perché... solo il fucile porterò con me... e se in battaglia poi io creperò... dentro una bara tornerò! (Sergente Hartman) [Cantando]   

                

  • Stanotte, vi porterete a letto il vostro fucile, e darete al vostro fucile un nome di ragazza, perché sarà quello l'unico buco che voialtri rimedierete qui dentro. I bei tempi dei ditalini alle vostre Mary-Jane-Fica-Rotta con le loro belle mutandine rosa, sono finiti! Siete sposati al fucile, quel coso fatto di legno e di ferro, e rimarrete fedeli soltanto a lui! (Sergente Hartman)
  •  We play fair and we work hard and we're in harmony M-I-C-K-E-Y M-O-U-S-E Mickey Mouse! Mickey Mouse! Forever let us hold our banner high. High! High! High! Boy and girls from far and near you're as welcome as can be M-I-C-K-E-Y M-O-U-S-E ... (Marines in coro) [Marciando]

       

  • Chi ha parlato? Chi cazzo ha parlato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno eh? Sarà stata la fatina buona del cazzo! Vi ammazzo a forza di ginnastica, vi faccio venire i muscoli al buco del culo, che ci potrete succhiare il latte senza cannuccia! (Sergente Hartman) 
  • Io ti svito il cranio e ti cago in gola! (Sergente Hartman)
  • Hai un culo che pari un quintale e mezzo di chewing gum masticato! Te ne rendi conto Palla di lardo? (Sergente Hartman)
  • Io giuro che riuscirò a motivarti Palla di lardo, a costo di andare ad accorciare il cazzo a tutti i cannibali del Congo! (Sergente Hartman)


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